Il codice sconto dell'influencer è lo strumento più usato per misurare le vendite di una campagna, e anche quello che si imposta peggio. Un codice ben fatto dice quale creator ha venduto e quanto vale. Un codice fatto male finisce sui siti di coupon, mangia margine e porta a conclusioni sbagliate su chi funziona davvero.
Codice, link o entrambi
| Strumento | Pro | Contro | Quando usarlo |
|---|---|---|---|
| Codice sconto personale | Facile da ricordare, funziona anche offline e nei video | Si diffonde su siti di coupon, misura solo chi lo digita | Stories, video, dirette |
| Link affiliato con UTM | Traccia il click e la sessione, non regala sconti obbligatori | Si perde se la persona compra da un altro dispositivo | Link in bio, stories con link, YouTube |
| Codice + link insieme | Copre i due comportamenti | Richiede un sistema che deduplichi le vendite | Campagne con obiettivo di vendita |
Il mercato si sta spostando qui: secondo Aspire, nel 2025 le vendite affiliate attribuite ai creator sulla sua piattaforma sono arrivate a 52 milioni di dollari, +45% in un anno.
Come calcolare la commissione giusta
La domanda corretta non è "quanto danno gli altri", ma "quanto posso pagare per ogni vendita senza perdere soldi". Un esempio:
| Voce | Valore |
|---|---|
| Prezzo medio dell'ordine | 50 euro |
| Margine lordo | 50%, cioè 25 euro |
| Costo massimo per acquisizione che il brand accetta | 15 euro |
| Sconto al cliente con il codice | 10%, cioè 5 euro |
| Spazio per la commissione al creator | 10 euro, cioè il 20% dell'ordine |
Se un cliente acquisito poi ricompra, il costo massimo per acquisizione può salire. In quel caso conviene ragionare sul valore del cliente nel tempo, come spieghiamo nell'articolo sul ROI dell'influencer marketing, e simulare i numeri con il calcolatore ROI e ROAS.
Fee fissa, commissione o tutte e due
- Solo commissione: rischio zero per il brand, ma pochi creator bravi accettano, perché il rischio passa tutto a loro.
- Fee fissa + commissione: è il modello che usiamo più spesso. La fee paga il contenuto, la commissione premia le vendite.
- Solo fee: sensata quando l'obiettivo è notorietà e il codice serve solo a misurare.
La dicitura obbligatoria
La Digital Chart dello IAP prevede che un contenuto con codice sconto o link di affiliazione indichi "link affiliato" o "affiliate link" con il nome del brand, insieme a una delle diciture della collaborazione pagata come "pubblicità" o "adv". Vale anche quando il creator ha ricevuto il prodotto in regalo: un codice personale rende il contenuto promozionale. La differenza tra regalo e collaborazione è spiegata nella guida al gifting.
Cinque errori che costano caro
- Codici senza scadenza e senza limiti d'uso. Finiscono sui siti di coupon e vengono usati da chi avrebbe comprato comunque.
- Lo stesso codice per più creator. Le vendite diventano inattribuibili.
- Giudicare il creator solo dal codice. Molti vedono il contenuto e comprano giorni dopo cercando il brand su Google. Guarda anche ricerche del brand, traffico diretto e vendite nei giorni della pubblicazione, come raccontiamo in come misurare l'impatto di una campagna.
- Sconti uguali a quelli pubblici. Se il codice vale come il Black Friday sul sito, il creator non ha nulla di esclusivo da offrire.
- Commissioni pagate su ordini poi resi. Scrivi nel contratto che la commissione matura dopo il periodo di reso.
Per Natale i codici vanno attivati prima della Black Week: le date sono nel calendario per Black Friday e Natale. Se vendi online e vuoi impostare un programma di affiliazione con i creator, scopri come lavoriamo con gli e-commerce.
Domande frequenti
Fonti
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